Mousse al mascarpone con caramello.

Ho incominciato a mettere via i vestiti estivi, lo sto facendo poco alla volta, per me e’ un gran dispiacere, adoro l’estate, ormai lo sapete, anche se le altre stagioni hanno comunque il loro fascino! Metto via gli abiti puliti, ben stirati, pulisco gli armadi e faccio una selezione di indumenti che non metto piu’ per donarli alle associazioni di bisognosi, l’ho sempre fatto, e’ un aiuto per tante persone ed io mi faccio un po’ di largo nei miei armadi e anche se in questi ultimi anni mi sono moderata con gli acquisti sono sempre stracolmi! Rovistando e pulendo la bellissima cassapanca di mia mamma (sapete, quelle di una volta dove le ragazze si preparavano e conservavano il corredo per il matrimonio) dove conservo tante cose come tovaglie di pizzo, copriletti fatti all’uncinetto, ( ne ho uno stupendo, che io non uso per non rovinarlo  🙂  ), ho trovato un abito di bellissima fattura di mia mamma, la stoffa e’ di chiffon di seta, me lo sono provato, molto bello, ma era decisamente antico, troppo lungo, con le spalline imbottite, dritto, insomma a parte la bella stoffa il resto non mi soddisfava, allora per renderlo attuale ho deciso di fare qualche modifica. Ho sfogliato riviste qua e la’ e poi mi e’ venuta un idea! Fare un prendisole con il suo coprispalle. Detto, fatto. Ho lavorato due giorni ma ci sono riuscita, il prendisole ha le spalline ad incrocio, gli ho aggiunto un volant in fondo e il coprispalle mi e’ venuto carinissimo, eccolo, 140905_112112Naturalmente lo indossero’ un altr’anno, mio marito mi ha detto che mi sta benissimo, 😉 sono molto contenta di come sono riuscita a modificarlo! 🙂 Oggi vi scrivo la ricetta della crema al mascarpone che adoro! In genere uso il mascarpone per il tiramisu’ o per la torta al mascarpone, qua trovate la ricetta, buonissima, ma avete mai provato a servire questa soffice crema come dolce! Potete decorarla a piacere con frutta, cacao oppure pezzetti di cioccolato, io l’ho proposta servendola in coppette con sotto il caramello, senza null’altro, deliziosa! Prima di scrivervi la semplice ricetta vi consiglio, se non volete suicidarvi di colesterolo, di usare delle coppette mini, tipo quelle che ho usato io, delizierete il palato senza farvi troppo male, 😀 ecco cosa occorre e come preparare questa dolcezza: 250 g di mascarpone, 250 g di panna fresca da montare, 50 g di zucchero, a piacere per decorazione potete usare anche la cannella in polvere. Per prima cosa montate a neve ben ferma la panna, dev’essere fresca da frigo, 140905_224601mettete in frigo la panna e ora mescolate con le fruste il mascarpone con lo zucchero, 140910_203027se notate non ho usato le uova, infatti alla fine la crema viene bianchissima, deve venire senza grumi, bella liscia! 140817_141134Aggiungete la panna montata fresca da frigo al mascarpone e mescolate delicatamente, mettete in frigo la mousse e preparate il caramello: facile da fare ma attenzione a non bruciarvi, quando lo preparate non fate altre cose, serve solo lo zucchero semolato, mezza tazza, un pentolino che sia capiente perche’ lo zucchero aumentera’ di volume e un cucchiaio di legno. Mettete lo zucchero nel pentolino, fatelo cuocere a fuoco medio, spostate lo zucchero con il cucchiaio per non farlo bruciare, se fa dei grumi abbassate la fiamma. Lasciate imbrunire lo zucchero fino ad avere un bel colore ambrato, mettetelo subito nelle coppette che userete da servire e lasciate raffreddare, poi mettete la mousse preparata sopra il caramello e servite, troppo buona!! Eccole, bianche con il caramello sotto, 140910_203743😉

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Torta di pane.

Ecco una ricetta molto buona e utilissima, la dedico all’autrice del blog ” personale femminile”, che questa primavera mi aveva chiesto una ricetta per riutilizzare il pane secco. La torta di pane è un prodotto da forno che ha, come ingredienti principali, pane raffermo e latte, mentre gli altri componenti variano da zona a zona, secondo la tradizione locale.
Per preparare la torta della valle di Vigezzo, si aggiungono uvetta, pinoli, vaniglia e zucchero; per preparare la torta di pane della Val Formazza, si uniscono uova, zucchero, cacao, pinoli e frutta disidratata, ad esempio mele, pere ed albicocche.
La torta di pane delle Valli Biellesi ha tre differenti ricette per quanto riguarda gli altri ingredienti: in una prima ricetta, si aggiungono uova, zucchero, zucchero vanigliato, cacao, burro fuso e uva sultanina; in una seconda uova, sale, burro e noci mentre, in una terza, amaretti, cacao, zucchero, uova, pere, limone, nèsciole dël pers (o màndorle dël pers, i semi racchiusi nel nocciolo) e burro. Ha abitualmente una forma rotonda, oppure rettangolare, un colore marroncino ed una consistenza morbida.  Se torniamo indietro nel tempo, dove non si buttava via niente, il pane si trasformava in un dolce facile da preparare ed in grado di cuocere nei forni delle stufe a legna. Si racconta che la torta venisse preparata dai pastori qualche giorno prima di lasciare gli alpeggi e scendere a valle per l’inverno, utilizzando tutti i vecchi tozzi di pane raffermo e gli avanzi che erano rimasti in credenza. Non esiste una vera documentazione al riguardo e la ricetta si tramanda da secoli di madre in figlia. (Queste informazioni le ho trovate nel sito Piemonte Agri). La torta di pane e’ un dolce tipicamente invernale ma si puo’ anche preparare in altre stagioni, con gli ingredienti di stagione, io per esempio l’ho preparata anche con le fragole, buonissima! Mia mamma la preparava con gli amaretti e il cacao e la faceva quadrata, poi la tagliava a piccoli quadratini mentre mia suocera la preparava  con del liquore dolce, non ricordo bene cosa fosse, so che era buono 🙂 e con l’uvetta e le noci, era alta, rotonda, sofficissima e la cuoceva nella stufa a legna. C’e’ anche la ricetta dove si aggiungono pezzi di cioccolata e amaretti, vi assicuro che anche se e’ una torta fatta con gli avanzi del pane e’ una vera goduria!!! Quella che ho preparato e’ con le mele, a noi piace tantissimo, potete aggiungere altra frutta che preferite, viene morbidissima proprio per la presenza della frutta  e vi assicuro che non ne avanzera’ neanche un pezzetto!! 🙂  Ingredienti:
una noce di burro
, un bicchierino di grappa o rum o anche un liquore dolce non troppo alcolico sopratutto se avete dei bimbi, 🙂 , un litro di latte, 3oo g di pane raffermo, un cucchiaio di pangrattato, 2 uova, 3 mele tagliate a fettine e bagnate con il limone per non farle scurire, 150 g di zucchero. Ecco come fare:  mettete in un contenitore il pane raffermo e ricopritelo con il latte, aggiungendo una mela tagliata a pezzetti. Lasciate ammorbidire per almeno 12 ore. Sbriciolate ora il pane , risultera’ un po’ spappolato, 😀 e amalgamate al composto le uova e il bicchierino di liquore che avete scelto. Disponete il tutto in una tortiera imburrata e cosparsa di zucchero, dispone sopra le fette di mele.  Infornate a 180°C per circa 45 minuti, se vedete che dopo mezz’oretta tende a scurirsi appoggiate un foglio di stagnola sopra.  Eccola,140920_161744 e’ buonissima!!! 140920_161811Potete naturalmente usare l’uvetta al posto delle mele, provate con le pere, usate le noci, i pinoli, la frutta disidratata, io ho provato con le albicocche, fantastica, insomma a voi la fantasia, se la volete colorata aggiungete all’impasto dell’ammollo del pane nel latte due cucchiai di cacao, vi ritroverete una bella torta di pane scura, color cioccolato, ottima e molto buona! 🙂


I canestrelli.

 La ricetta che oggi vi racconto ce l’ho nel mio cuore, i canestrelli, sono dei frollini che hanno la tipica forma a ciambella, sono buonissimi ed erano i preferiti di mia mamma, lei li preparava alla sera, quando noi bambini eravamo a letto, poi al mattino ce li offriva per colazione o anche per merenda, al pomeriggio, dopo aver fatto i compiti, con una bella tazza di latte. L’origine dei canestrelli è molto antica, pensate che si preparavano gia’ nel Medioevo, sono dolcetti tipici della Valle d’Aosta e del Piemonte (ci sono anche quelli Liguri, in aggiunta c’e’ il liquore, in genere la grappa o rum), sono una vera specialità,  sono preparati solo con ingredienti genuini.  Il nome “canestrello” deriverebbe dal termine “canestro” che e’ un cesto di paglia o vimini dove un tempo si mettevano a freddare i pasticcini dopo la cottura e dove si conservavano per offrirli agli ospiti.  Ho anche letto che  questi biscotti  si chiamamo cosi’ per la loro forma rotonda con il buco al centro e che nelle antiche feste paesane si usava esporli infilati in uno spago come allegri festoni. Provate a farli, sono semplici da fare, vi raccomando solo di aspettare a sfornarli, perche’ sono molto friabili e si rompono facilmente, 🙂

Ingredienti:

100 g di farina   –  100 g di fecola di patate o anche maizena  -120 gr burro
50 gr zucchero a velo – 2 tuorli d’uovo – 1 cucchiaino di essenza di vaniglia o la vanillina
1 buccia grattugiata di limone
zucchero a velo vanigliato
1 pizzico di sale

Ora fate cosi’: mettete dentro la planetaria (adesso uso sempre lei, la mia rossa KitchenAid ❤ , se non l’avete usate la spianatoia che va benissimo,  facendo la fontana con tutti gli ingredienti in mezzo compreso il burro e lavorate velocemente con le mani)  le farine, il sale, lo zucchero a velo,140911_142042 l’essenza di vaniglia e la buccia grattugiata del limone. Fate rassodare le uova: in una pentola piena d’acqua fate cuocere le uova per 10 minuti fino a farle diventare sode, quindi sgusciatele ed eliminate l’albume lasciando i tuorli sodi,  fatele freddare completamente prima di ricavarne i tuorli, poi passate i tuorli sopra il resto degli ingredienti140911_143336 facendoli passare per un setaccio o con lo schiacciapatate, 140911_143058Impastate la frolla nella planetaria poi prendete l’impasto e lavorate veloce 140911_143758fino ad avere una morbida palla, 140911_144349avvolgete l’impasto nella pellicola trasparente, e lasciate riposare in frigo per 30 minuti. Passato questo tempo stendetelo con l’aiuto di un mattarello. Ricavate con le apposite formine a forma di fiorellino i biscotti dello spessore di 1 cm circa e forateli al centro.140911_173849 Mettete i biscotti su una teglia foderata di carta forno, 140911_174822ed infornateli a 170° per 20 minuti circa, avendo cura di non farli scurire. Sfornateli e lasciateli freddare,140911_181743 poi spolverateli con abbondante zucchero a velo.140911_182626sono deliziosi, posso offrirvene uno, 140911_181546🙂 ❤ ❤

Frittata di spinaci allo zafferano.

Adoro lo zafferano, lo userei dappertutto, non solo nella pasta e nel riso, pensate che l’ho usato nella preparazione del tiramisu’, qua trovate la ricetta, e’ buonissimo, ho fatto anche delle crostatine all’ananas con la crema allo zafferano qua la ricetta. Ho un libretto con tutte le ricette usando lo zafferano, ieri ho fatto la  frittata con gli spinaci. Prima di scrivervi la ricetta facile e veloce vi racconto un po’ di storia di questa “polvere d’oro”! Le notizie le ho trovate navigando nel web (taccuini storici.it):  nella storia lo zafferano e’ stato impiegato per diversi usi: per profumare, tingere tessuti, dipingere, curare alcune malattie, colorare alimenti e insaporire vivande. E’ una pianta erbacea originaria dell’Asia minore, e’ stata menzionata, pensate un po’, in un papiro egiziano del 1550 a.C. La mitologia greca ne attribuisce la nascita all’amore ricambiato di un bellissimo giovane di nome Crocus, che viveva al riparo degli Dei, per una ninfa di nome Smilace che però era la favorita del Dio Ermes. Il Nume, per vendicarsi di Crocus, trasformò il giovane in un bulbo. Omero, Virgilio e Ovidio ne parlano spesso nelle loro opere. Ad esempio nel IX e XII libro dell’Iliade si narra di come Isocrate facesse profumare i guanciali con lo zafferano prima di andare a dormire, e di come le donne troiane lo usassero per profumare i pavimenti dei templi. Lo zafferano si coltivava in Cilicia, Barbaria e Stiria. Scano scrive che i Sidoni e gli Stiri ci coloravano i veli delle loro spose ed i sacerdoti vi profumavano i templi per le grandi cerimonie religiose. Durante l’impero romano, aumentò la produzione di zafferano. Il lusso dell’epoca diede al croco una notevolissima importanza, e con esso erano profumate le abitazioni e i bagni imperiali. Con la caduta dell’Impero Romano la popolarità dallo zafferano venne meno, e la sua coltura sopravvisse in Oriente, nell’impero di Bisanzio, e nei paesi arabi. Attorno all’anno mille furono gli Arabi che ne reintrodussero in Europa la coltivazione attraverso la Spagna. Fino al Medioevo le pianta aveva il nome di croco, poi gli arabi lo cambiarono in za’faran (termine derivato dal persiano Sahafran) in riferimento al colore giallo assunto dagli stimmi dopo la cottura. In Italia la coltivazione dello zafferano è documentata dal XIII sec. (Toscana, Umbria, Abruzzo, Sardegna). Allo zafferano venivano attribuite virtù afrodisiache già in epoca classica, come testimoniano sia Dioscoride che Plinio, perché capace d’incrementare l’attività sessuale dei maschi e accrescere la cupidigia delle femmine.  Il cardinale Richelieu usava come eccitante una confettura allo zafferano, e alla fine dello stesso secolo il chirurgo francese Ambrogio Parè consigliava agli impotenti il risotto condito con questa spezia. Durante l’800 il pensiero scientifico era diviso fra chi riteneva la spezia debilitante e chi invece ne constatava gli effetti eccitanti sulla libido. All’inizio del XX sec. lo zafferano veniva ancora consigliato contro la sterilità femminile. Secondo la medicina naturale gli stimmi della pianta erano prescritti contro reumatismi, gotta, mal di denti e come abortivo, applicandolo sia direttamente sull’utero che assumendolo per via orale. Nella cucina medioevale e rinascimentale lo zafferano veniva impiegato oltre che per l’aroma anche per il colore, simile all’oro, quale antidoto contro tutti i mali. Un tempo possedere zafferano era una vera prova di ricchezza, per ottenere un chilo di stimmi necessitano duecentomila fiori, e le madri ne facevano la dote per le figlie. Ancora oggi in alcune aree del sud Italia c’è una tradizione secondo la quale per augurare felicità agli sposi viene cosparso il letto nuziale di fiori di croco. 

immagine presa dal web

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Ingredienti

500 gr di spinaci

4 uova

4 cucchiai di parmigiano reggiano

1 cuore di sedano tritato fine

50 g di burro

2 bustine di zafferano

sale e pepe

Ora fate cosi’: pulite bene gli spinaci e fateli cuocere in padella con un po’ di acqua, scolateli e strizzateli, tagliateli con il coltello a pezzetti. In una ciotola rompete le uova e sbattetele bene con una frusta, versate le bustine di zafferano e mescolate. Unite il parmigiano reggiano, salate e pepate, infine incorporate il sedano tritato e gli spinaci amalgamando tutti gli ingredienti. In una grande padella, sciogliete il burro e versate il composto, 140902_124731fate cuocere dolcemente, coprite la padella,cuocete finche’ la superficie della frittata risulterà cotta in maniera uniforme. Trasferite in un piatto da portata 140902_124947e’ buonissima!! 🙂

Bagnèt (bagnetto verde alla piemontese)

Oggi che giornata stupenda, il sole ha fatto da padrone appena e’ sorto e non voleva piu’ andarsene, 🙂 io ho passato tutta la giornata a lavorare in giardino e nell’orto, pantaloncini corti, canotta, cappellino, nonostante il tempo ad agosto non sia stato bello nell’orto c’e’ di tutto, nel cortile c’e’ anche l’erbaccia e cosi’ accovacciata per terra, grattando ed estirpando dalle fughe della pavimentazione ogni filo d’erba che vedevo ho fatto un ripulisti! E’ un lavoraccio, lo so, ma non voglio usare il diserbante nel cortile perche’ ho Willy che e’ cosi’ curioso, trotterella annusando qua e la’, oggi ha catturato tre lucertole, si e’ rotolato nell’erba nel suo angolino, veniva spesso a prendersi le coccole e ogni tanto mi nascondeva le infradito, pensando che cosi’ china stavo giocando anch’io, 😀  Ho raccolto insalata, pomodori, basilico, erba cipollina….. e tanto prezzemolo per fare il bagnetto! Prima di scrivervi la ricetta del bagnetto piemontese vi racconto un po’ di storia che ho trovato gironzolando nel web! Intanto vi dico che la prima volta che ho visto portare in tavola questa buonissima salsa verde con il bollito, ero dai miei suoceri, i primi tempi che uscivo con mio marito, naturalmente eravamo “fidanzati”, ai tempi si usava cosi’, 🙂 Era una fredda domenica d’inverno, eravamo nel salone grande e mia suocera, piemontese doc, aveva preparato il gran bollito, io quel giorno ho pensato, mangero’ solo il pezzo piu’ magro, 😀 invece ho mangiato tutto quello che mi e’ stato servito, buonissimo.  Ecco cosa ho trovato curiosando in vari siti piemontesi : “un tempo il bue era impiegato nel lavoro dei campi e per trainare i carri; quando invecchiava, l’animale veniva chiuso nella stalla e alimentato a cereali, fieno e altro, insomma veniva ingrassato per la vendita e la successiva macellazione. A Natale cosi’ si cucinava il gran bollito e il brodo per cuocervi la pasta, di solito maccheroni di grosse dimensioni, anche gli angolotti. Il bollito è un piatto importante della nostra cultura, specialmente di quella padana! Nel Medioevo, la carne per eccellenza non era quella bovina, ma la cacciagione. Quando Carlo Magno, per questioni di salute, venne costretto dai medici a mangiare solo carne bollita, andò in depressione. 😀 Invece, molti secoli dopo, Vittorio Emanuele II  non amava il cibo di corte ma adorava il bollito, il re onorava la regola del «7», quella che sovrintende al gran bollito piemontese: 7 tagli, 7 supporti o «ammennicoli», 7 bagnetti (salse) e 7 contorni.  Sette devono essere i tagli canonici tirati su col forchettone dal brodo bollente: tenerone, muscolo, scaramella, biancostato, cappello da prete, stinco, punta di petto. Sette i cosiddetti ammennicoli: rollata, coda, zampino, lingua, testina, gallina, cotechino. Sette infine le salse: due tipi di bagnetto verde (rustico e ricco), bagnetto rosso, salsa d’àvie (miele e nocciole tritate), cugnà (mostarda d’uva), cren (rafano), senape gialla. I contorni erano le patate bianche lesse, in genere servite intere in modo che ognuno poteva schiacciarle nel piatto e condirle a proprio piacere, con burro fresco e con buon olio, disponibili in tavola, gli spinaci al burro con o senza acciuga, e una insalata di cipolle rosse lesse in aceto, ben croccanti.  Ovviamente nelle nostre tavole d’inverno non si preparano proprio tutti i sette tagli (il cotechino e la gallina non mancano mai! ) ma vi assicuro che e’ buonissima la carne servita con i bagnetti e qua ne ricordo tre (rosso, con la passata di pomodoro, verde rustico, la ricetta che vi propongo e ricco con l’aggiunta di un uovo sodo)oltre la mostarda d’uva, che e’ favolosa (ho l’uva e voglio provare a farla)!!!  Ecco la ricetta del bagnetto verde, io con il mio prezzemolo in questo periodo ancora estivo lo servo con i pomodori, ma e’ ottimo anche con la carne in carpione.

Ingredienti:

prezzemolo140815_104123 (eccolo, quello del mio orto!!)
2 acciughe sotto sale
mollica di pane raffermo
aceto di vino bianco
spicchio d’aglio o scalogno, il vero bagnetto piemontese vuole l’aglio ma non mi piace, io metto lo scalogno e nessuno si lamenta!
olio d’oliva extravergine

Ora fate cosi’:
dopo aver lavato, asciugato e separato le foglie del prezzemolo dai gambi tritatelo abbastanza finemente con la mezzaluna (potete farlo anche con il mixer, lavoro piu’ veloce, mettete tutti gli ingredienti nel bicchiere dosatore e frullate, non troppo) unendo, continuando a tritare, l’aglio o lo scalogno e le acciughe dopo averle ben pulite e deliscate. Versare il trito in una ciotola, unire la mollica di pane raffermo dopo averla imbevuta nell’aceto e poi strizzata. Con un cucchiaio di legno mescolare bene gli ingredienti, aggiungere abbondante olio di oliva evo perchè la salsa raggiunga una consistenza morbida. Questa salsa verde e’ buona per le carni (infatti come ho citato prima accompagna il buon bollito piemontese), ma va provato anche con i pomodori da insalata tagliati a rondelle, con le acciughe e con le uova sode ! ) Ci sono naturalmente delle varianti, a seconda dei gusti e delle ricette di famiglia, per esempio si puo’ aggiungere 1 uovo sodo sbriciolato (bagnetto verde ricco) lo faceva mia suocera), mezzo peperone a dadini ( l’ho letto da qualche parte), 1 cipollotto fresco tritato oppure i capperi, anche un po’ di peperoncino e concentrato di pomodoro (bagnetto rosso). Io ho provato tutte le varianti, sono ottime, un consiglio, gustatelo anche solo con una fetta di pane abbrustolito,140817_124700 e’ buonissimo 🙂 oppure con il coniglio alla cacciatora che ho preparato stasera!! In questo modo 140831_122848avrei accontentato, sia Carlo Magno che Vittorio Emanuele II, 😀 😀 😀